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Ex amministratore delegato di Autostrade Condannato a 12 anni per il crollo del ponte di Genova

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In tutto, 32 imputati condannati e 25 assolti o prosciolti per prescrizione per il disastro del ponte Morandi del 2018.

Un tribunale ha condannato l’ex amministratore delegato della principale compagnia autostradale italiana ⁠ a 12 anni di carcere per crollo del ponte stradale Morandi nella città portuale di Genova.

I giudici hanno pronunciato il loro verdetto giovedì a Genova prima prova sul crollo del ponte, che ha ucciso 43 persone quando crollò il 14 agosto 2018. Si ritiene uno dei peggiori disastri infrastrutturali del paese.

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L’amministratore delegato di Atlantia Giovanni Castellucci ⁠è stato riconosciuto colpevole di omicidio stradale e negligenza legati al crollo del ponte Morandi.

Il ponte era gestito da Autostrade per l’Italia, la società autostradale di Atlantia, che in questa vicenda è stata sottoposta a severo controllo.

Castellucci è già in carcere, sta scontando una pena di sei anni per un altro incidente mortale avvenuto nel 2013 su un viadotto nel sud Italia, e non era in tribunale per ascoltare il verdetto.

Giovedì sono stati condannati anche l’ex responsabile della manutenzione di Autostrade, Michele Donferri Mitelli, condannato a 11 anni di carcere e l’ex amministratore delegato della società di ingegneria SPEA, Antonino Galata, condannato a cinque anni e sei mesi.

In tutto, 32 persone sono state condannate e condannate a pene che vanno da un anno e 11 mesi a 12 anni. Altri sono stati giudicati non colpevoli oppure accuse minori erano scadute in prescrizione.

I parenti delle vittime, nel frattempo, hanno gremito il tribunale per ascoltare l’esito di un caso che è diventato un simbolo delle infrastrutture decadenti e della lentezza del sistema giudiziario italiano. La sentenza è arrivata dopo quattro anni di udienze di processo contro 57 imputati, tra cui dirigenti di aziende, ingegneri e funzionari del ministero dei trasporti, con l’accusa di omicidio colposo, pericolo per la sicurezza dei trasporti e falsificazione di documenti ufficiali.

Giovanni Paolo Accini, avvocato dell'ex amministratore delegato di Atlantia Giovanni Castellucci, parla con i media in Tribunale dopo la sentenza sul caso del crollo del Ponte Morandi di quasi otto anni fa che uccise 43 persone in uno dei peggiori disastri infrastrutturali del Paese, a Genova il 16 luglio 2026 (AFP)
Giovanni Paolo Accini, avvocato dell’ex amministratore delegato di Atlantia Giovanni Castellucci, parla con i media in Tribunale dopo la sentenza sul caso del crollo del Ponte Morandi di quasi otto anni fa che uccise 43 persone in uno dei peggiori disastri infrastrutturali del Paese, a Genova il 16 luglio 2026 (AFP)

Il ponte di 1.182 metri (1.293 iarde), soprannominato il “ponte di Brooklyn” italiano, fu progettato dall’architetto Riccardo Morandi e inaugurato nel 1967.

Entro la fine del secolo, gli esperti continuarono ad avvertire che la struttura si stava deteriorando, ma le riparazioni critiche non furono mai effettuate.

Nel verdetto il pubblico ministero Walter Cotugno ha definito il ponte “una bomba a orologeria”.

Il crollo del ponte, vecchio di 51 anni, ha innescato anni di indagini sulla manutenzione delle sue decrepite infrastrutture. Una sezione del ponte alta 50 metri (160 piedi) è crollata con sopra ben 35 veicoli, che sono caduti sui magazzini e sul letto del fiume sottostante.

“Desidero chiedere scusa alle famiglie delle vittime, al popolo genovese e a tutti gli italiani per la sofferenza causata dal tragico disastro Morandi, pienamente consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore”, ha scritto mercoledì l’amministratore delegato di Autostrade, Arrigo Giana, in una dichiarazione di scuse.

I pubblici ministeri sostengono che anni di manutenzione inadeguata, segnali di allarme ignorati e lavori di sicurezza ritardati hanno contribuito al crollo, sostenendo che i lavori vitali sono stati rinviati, mentre i profitti continuavano a essere generati e distribuiti.

La tesi principale della difesa era che il ponte aveva un difetto costruttivo nascosto, cioè la corrosione dei cavi, che ne aveva causato il crollo, e non una mancanza di manutenzione.

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