Giovedì le forze dell’ordine italiane hanno fatto irruzione negli uffici di diversi marchi di lusso con l’accusa che i loro subappaltatori impiegassero fabbriche sfruttatrici cinesi.
Secondo quanto riferito, le incursioni fanno parte di un’indagine più ampia delle autorità milanesi che coinvolge i subappaltatori dei marchi di lusso, che ha portato ad accuse di sfruttamento lavorativo e impiego di lavoratori migranti cinesi illegali in Italia.
Il quotidiano italiano Il Sole 24 Ore rapporti che le irruzioni di giovedì sono state condotte da agenti del Nucleo Tutela del Lavoro della Gendarmeria dei Carabinieri, che hanno agito su indicazione del Pubblico Ministero di Milano Paolo Storari.
Per Il Solei pubblici ministeri sostengono che i principali marchi di lusso impiegano società “di copertura” per le loro forniture. Le aziende si rivolgono quindi alle fabbriche sfruttatrici cinesi prive di adeguate norme igieniche, di sicurezza e dei diritti dei lavoratori, pagando salari inferiori allo standard ai lavoratori sfruttati.
Secondo quanto riferito, le indagini si concentrano sulle catene di approvvigionamento e sulla produzione di borse e accessori di lusso di almeno undici marchi: Owenscorp Italia; Canale; Brunello Cucinelli; Goyard Italia; Moncler; Stefano Ricci; bulgari; Compagnia Jacob Cohen; Etro; F.Vl; e Brandart.
Tutte le aziende prese di mira, Il Sole segnalato, si era rivolto ai produttori Moda Fashion Style e Isacco. A maggio, i funzionari hanno fatto irruzione nelle loro strutture e, secondo quanto riferito, hanno trovato prove che le aziende impiegavano lavoratori cinesi illegali privi di permesso di soggiorno, oltre ad altre irregolarità sul posto di lavoro. Secondo Notizie Raii lavoratori cinesi illegali venivano pagati in nero “a cottimo”.
Secondo quanto riferito, i prodotti degli undici marchi di lusso presi di mira giovedì sarebbero stati trovati nelle fabbriche Moda Fashion Style e Isacco durante il raid di maggio.
Inoltre, gli investigatori hanno documentato anche macchinari privi di meccanismi di sicurezza, etichette con la scritta “Made in Albania” e prove che i lavoratori erano sottoposti a condizioni di vita degradanti. Secondo quanto riferito, un’ispezione dei modelli di consumo di elettricità delle fabbriche suggerisce orari di lavoro prolungati, anche durante i giorni festivi.
Secondo Il Solealtri casi simili di alto profilo che coinvolgono Armani Operations, Valentino Bags, Loro Piana, Dior, Alviero Martini e Tod’s “sono stati risolti, o sono in corso di risoluzione” ripulindo le catene di fornitura da eventuali irregolarità con l’assistenza di un commissario nominato dal tribunale.
Un raid simile si è verificato a dicembre contro un altro gruppo di marchi di lusso per accuse di sfruttamento dei lavoratori da parte dei loro corrispondenti subappaltatori. A quel tempo, Reuters riportato che 13 marchi di lusso sono stati visitati dagli agenti di polizia italiani in cerca di documentazione, tra cui Prada, Dolce & Gabbana, Adidas Italia, Gucci e Yves Saint Laurent. Secondo Reuters nessuno dei marchi è stato posto sotto inchiesta.



