Il giudice della Corte Suprema brasiliana Alexandre de Moraes sospende l’uso della legge per ridurre le pene detentive, in attesa di un’ulteriore revisione.
Pubblicato il 9 maggio 2026
Il giudice della Corte Suprema brasiliana Alexandre de Moraes ha bloccato l’attuazione di una legge che potrebbe ridurre drasticamente la pena detentiva dell’ex presidente Jair Bolsonaro per il coinvolgimento in a complotto del colpo di stato dopo la sua sconfitta alle elezioni del 2022.
Sabato De Moraes ha disposto la sospensione della legge fino al Corte Suprema può convocare un’udienza plenaria per esaminare i ricorsi che ne contestano la costituzionalità.
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La condanna di Bolsonaro per coinvolgimento in un complotto per rimanere in carica dopo aver perso contro il rivale di sinistra Luiz Inacio Lula da Silva nel 2022 è diventata una cause celebre per la destra politica del paese, che ha spinto per il rilascio di Bolsonaro dal carcere.
La Corte Suprema ha condannato l’ex presidente di estrema destra a 27 anni in prigione a settembre, ma una legge approvata dal Congresso brasiliano a maggioranza conservatrice a dicembre si applicherebbe a Bolsonaro e ad altri condannati per il complotto, aprendo la strada a riduzioni di pena.
Il presidente Lula ha posto il veto al disegno di legge a gennaio, ma un voto guidato dagli alleati di Bolsonaro al Congresso ha annullato il veto a fine aprile.
I querelanti hanno successivamente chiesto alla Corte Suprema di annullare il disegno di legge, dichiarandolo incostituzionale.
Gli avvocati dei condannati devono presentare richieste individuali di riduzione di pena. La sentenza di de Moraes sostanzialmente sospende tali richieste finché il tribunale non avrà avuto la possibilità di pronunciarsi sulla costituzionalità della legge.
Venerdì gli avvocati del 71enne Bolsonaro hanno presentato un nuovo ricorso alla Corte Suprema, chiedendo di ribaltare quello che hanno definito un “errore giudiziario”.
La condanna e la sentenza di Bolsonaro restano un questione controversa in Brasile, dove i suoi alleati l’hanno denunciata come una caccia alle streghe politica.
Gli oppositori l’hanno accolta come una forma necessaria di responsabilità, dalla quale nemmeno gli ex presidenti sono esenti.



