Home Cronaca Un’unica area geografica, due Stati: l’approccio dell’Arabia Saudita alla sicurezza in Sudan

Un’unica area geografica, due Stati: l’approccio dell’Arabia Saudita alla sicurezza in Sudan

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Il Mar Rosso non riconosce i confini politici tracciati dalle mappe. Al contrario, lega ogni paese sulle sue rive a un destino condiviso con i vicini dall’altra parte delle acque. Quando la sponda occidentale di questo mare viene scossa, quella orientale non rimane indenne. Si tratta di una dura realtà geopolitica che l’Arabia Saudita ha compreso bene nel corso di decenni trascorsi ad affrontare le crisi nel Corno d’Africa e nello Yemen come diretta estensione della propria sicurezza interna.

È attraverso questa profonda comprensione della geografia come destino condiviso che va interpretato l’accordo che istituisce il Consiglio di coordinamento saudita-sudanese, firmato a Riyadh il 17 agosto 2026. Si tratta dell’espressione istituzionale di una convinzione saldamente radicata in Arabia Saudita: che la stabilità di un Sudan è indispensabile per la stabilità dello stesso Regno, e che il crollo o la frammentazione del Sudan si tradurrebbero inevitabilmente in una crisi di sicurezza nazionale per l’Arabia Saudita.

Legami storici e punti in comune culturali

Molto prima che le considerazioni strategiche e le crisi geopolitiche venissero alla ribalta, i sauditi guardavano al popolo sudanese con grande rispetto e lo consideravano tra coloro ai quali si sentivano più vicini. Fin dai tempi più antichi, gli abitanti dell’Hijaz hanno condiviso tratti culturali e linguistici con i popoli dall’altra parte del Mar Rosso, in particolare con il popolo sudanese.

Nel corso della storia moderna, le relazioni tra i due Paesi non sono state segnate da gravi crisi. Anzi, si sono contraddistinte per un fatto storico unico: il rapporto non ha mai conosciuto una crisi politica tra i due Stati o i loro popoli, e tra loro c’è sempre stato reciproco apprezzamento. Questo rapporto eccezionale, radicato in legami religiosi, culturali e sociali, ha reso i due paesi un modello raro di relazioni intra-arabe che ha resistito a tutte le tempeste regionali.

L’Arabia Saudita è stata al fianco del popolo sudanese in ogni prova, comprese le piene del Nilo e le calamità naturali, nonché le crisi e le guerre civili del Paese. Ciò ha creato un tessuto di legami umani che va oltre gli interessi politici ristretti. È stata proprio questa eredità storica unica a rendere la mediazione saudita ben accolta da entrambe le parti quando è scoppiata la guerra, con la Jeddah piattaforma impegnata ad attenuare il conflitto e ad affrontare la crisi umanitaria.

L’attuale posizione dell’Arabia Saudita nei confronti del Sudan, quindi, non è semplicemente il risultato di freddi calcoli strategici o politici. È la naturale estensione di un rapporto che viveva nei cuori delle persone prima ancora di tradursi in istituzioni e accordi.

Un quadro di partenariato strategico

Questo rapporto è culminato nel Consiglio di coordinamento saudita-sudanese, il cui accordo costitutivo è stato firmato a Riyadh il 17 agosto 2026 dai ministri degli Esteri dei due Paesi, il principe Faisal bin Farhan Al Saud e Mohieddin Salem. Secondo alcune fonti, non si tratta semplicemente di un quadro diplomatico convenzionale, ma di una piattaforma istituzionale completa volta a supervisionare 10 principali aree strategiche. Queste riflettono la profondità del partenariato tra i due paesi e il loro desiderio di passare dal sostegno politico e umanitario a un partenariato strategico, economico e di investimento a lungo termine.

Le dieci aree di competenza del Consiglio comprendono la ricostruzione del Sudan; l’agricoltura e la sicurezza alimentare; l’allevamento; l’oro e l’estrazione mineraria; il Mar Rosso e i porti; l’energia e l’elettricità; la finanza e il settore bancario; l’industria e la trasformazione alimentare; le comunicazioni e la trasformazione digitale; nonché il turismo, il settore immobiliare e i servizi.

Nel loro insieme, questi settori costituiscono una tabella di marcia integrata per trasformare le relazioni bilaterali in un autentico partenariato per lo sviluppo, attingendo alle capacità tecnologiche e di investimento dell’Arabia Saudita e alle enormi risorse naturali e umane del Sudan.

Secondo il ministro degli Esteri sudanese, le priorità del consiglio vertono sulla sicurezza, la difesa e l’economia, con l’aggiunta del Mar Rosso come area di cooperazione strategica data la sua importanza per entrambi i paesi. È per questo motivo che il Sudan ha aderito all’ alleanza di difesa marittima istituita dall’Arabia Saudita il 30 luglio 2026. Ciò riflette la consapevolezza condivisa che la sicurezza e la stabilità siano i presupposti essenziali per qualsiasi sviluppo economico e che la sicurezza del Mar Rosso sia una responsabilità condivisa, indissolubilmente legata alla stabilità degli Stati che ne costeggiano le rive.

Il Sudan e il più ampio progetto arabo

Da oltre un decennio e mezzo, la regione araba è stata teatro di un’ondata di progetti sistematici di frammentazione rivolti contro Stati chiave quali Iraq, Siria, Libia, Yemen e Somalia. Paesi che un tempo svolgevano un ruolo attivo nell’ordine regionale sono stati trasformati in arene aperte di conflitto gestite da attori regionali e internazionali attraverso proxy locali. Con le sue enormi risorse e la sua posizione strategica che collega il mondo arabo con l’interno dell’Africa, il Sudan è sempre stato un bersaglio ideale per un simile progetto di divisione.

Quando l’Arabia Saudita interviene a sostegno di un percorso che preservi l’unità dello Stato sudanese e delle sue istituzioni nazionali, contribuisce oggettivamente a sventare un anello di questo complotto che prende di mira il mondo arabo nel suo complesso. Ogni Stato arabo protetto dalla frammentazione rappresenta un’altra sconfitta per questo progetto, mentre ogni Stato che vi soccombe rappresenta una vittoria che ne incoraggia il ripetersi. Da questa prospettiva, la stabilità del Sudan è una battaglia collettiva araba, e l’Arabia Saudita si trova nella posizione di uno Stato in grado di guidare tale battaglia in difesa di un progetto collettivo arabo che non può permettersi di perdere un altro anello.

Il Sudan nell’equazione regionale

Il Sudan occupa una posizione unica che lo rende uno dei punti strategici più importanti della regione: è uno Stato arabo che confina sia con il Mar Rosso che con il Nilo, collega il Corno d’Africa con il Sahara, il Sahel e l’entroterra arabo, e confina con sette paesi africani e arabi.

Questa posizione rende il Sudan un ponte naturale tra il mondo arabo e l’Africa, una porta d’accesso marittima vitale sul Mar Rosso e un nodo idrico strategico sul Nilo.

Se uno Stato in una posizione del genere si frammenta, si crea una frattura geopolitica i cui effetti si estendono dal bacino del Nilo allo stretto di Bab al-Mandeb e dal Sahel africano alla penisola arabica. La recente esperienza dello Yemen ha chiaramente dimostrato come il crollo di uno Stato sul Mar Rosso possa trasformare un punto di strozzatura marittimo vitale come Bab al-Mandeb da un passaggio commerciale sicuro in un’arena di minacce dirette alla navigazione mondiale.

L’Arabia Saudita, che ha pagato un prezzo molto alto sia in termini di sicurezza che economici a causa della guerra nello Yemen, ha compreso che la sicurezza delle vie navigabili non può essere garantita semplicemente sorvegliando i passaggi stessi, ma assicurando la stabilità degli Stati le cui coste li circondano.

Sicurezza oltre i confini

Nel pensiero strategico classico e contemporaneo, la sicurezza di qualsiasi grande Stato non si misura solo ai suoi confini immediati, ma anche attraverso la sua «profondità strategica»: l’area geografica più ampia che assorbe gli shock prima che raggiungano il nucleo. Questa idea, le cui radici risalgono a pensatori strategici quali Nicholas Spykman e Walter Lippmann, sostiene che uno Stato esista all’interno di un contesto geopolitico che funge da cuscinetto, assorbendo le crisi, oppure le trasmette e le amplifica.

Data la posizione dell’Arabia Saudita come potenza regionale fondamentale, essa non può accontentarsi di garantire la sicurezza dei propri confini immediati mentre le crisi imperversano in tutto il suo contesto strategico circostante. Da questa prospettiva, il Sudan non è semplicemente un vicino d’oltremare, ma una delle componenti più importanti della profondità strategica saudita. La sua stabilità significa stabilità lungo la frontiera marittima occidentale del regno, controllo sui flussi di migrazione irregolare e del contrabbando, nonché di tenere a bada lo spettro di un vuoto di sicurezza che potrebbe essere sfruttato da gruppi armati e organizzazioni estremiste.

Quando Riyadh investe nella ricostruzione e nello sviluppo del Sudan attraverso quadri istituzionali permanenti come il Consiglio di coordinamento, sta costruendo un baluardo di stabilità attorno alla propria profondità strategica. Ha compreso che la vera sicurezza non può essere acquistata solo con i muri, ma si costruisce attraverso la prosperità dei propri vicini.

Un nuovo approccio saudita alla sicurezza del Mar Rosso

La sicurezza delle principali vie navigabili non è semplicemente il risultato della protezione militare del passaggio stesso, ma della forza e della stabilità degli Stati che ne costeggiano le rive. Un Mar Rosso confinante o circondato da Stati fragili o in crisi, oppure da Stati penetrati da forze irregolari, è un Mar Rosso insicuro, indipendentemente dalle capacità militari delle grandi potenze che ne costeggiano le rive.

Da questa lezione è emersa una visione saudita più matura: non è sufficiente che il regno sia forte sulla sponda orientale. Anche gli Stati che si affacciano sulla sponda occidentale e sugli accessi meridionali del Mar Rosso, tra cui Sudan, Eritrea, Gibuti e Somalia, devono essere forti, coesi e in grado di esercitare la piena sovranità sulle proprie coste. Inserendo il «Mar Rosso» tra le sue priorità, al pari della sicurezza e della difesa, il Consiglio di coordinamento saudita-sudanese mette in pratica questa filosofia: rafforzare la capacità del Sudan di controllare il proprio litorale rappresenta un investimento diretto dell’Arabia Saudita nella sicurezza del Mar Rosso nel suo complesso.

La responsabilità di una potenza regionale

Il Consiglio di coordinamento saudita-sudanese è l’espressione di una più ampia filosofia politica abbracciata da Riyadh: una vera potenza regionale non si rafforza isolandosi dietro i propri confini, ma assumendosi la responsabilità della stabilità di ciò che la circonda. In un’epoca in cui proliferano i progetti di frammentazione, sostenere l’unità del Sudan, rafforzare la profondità strategica saudita e salvaguardare la sicurezza del Mar Rosso sono tre facce della stessa medaglia.

Quando l’Arabia Saudita salvaguarda l’unità del proprio vicino, salvaguarda l’integrità del proprio progetto strategico. Quando protegge la stabilità della costa sudanese, protegge la stabilità della propria. Questa è la dialettica della geografia condivisa: nessun vicino può essere al sicuro senza l’altro, e nessuna sponda può essere stabile senza quella opposta.

Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle dell’autore e non riflettono necessariamente la linea editoriale di Al Jazeera.

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