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L’Algeria voterà per testare il panorama politico post-Hirak

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L’Algeria tiene le elezioni legislative tra dibattiti su riforme, affluenza alle urne e stabilità politica.

Algeri, Algeria – Gli algerini voteranno il 2 luglio per eleggere i 407 membri dell’Assemblea nazionale popolare in un’elezione parlamentare ampiamente vista come una prova di impegno pubblico e cambiamento politico più di sette anni dopo il movimento di protesta Hirak del 2019.

Secondo l’Autorità Nazionale Indipendente per le Elezioni (ANIE), oltre 24,7 milioni di elettori registrati, di cui circa 854.000 vivono all’estero, hanno diritto di voto alle elezioni.

Si prevede che l’affluenza alle urne sarà bassa, con il continuo predominio delle forze politiche consolidate e domande persistenti sul fatto che le riforme seguite alle proteste di massa che hanno deposto il presidente di lunga data Abdelaziz Bouteflika abbiano alterato in modo significativo il sistema politico algerino.

Il presidente Abdelmadjid Tebboune ha inquadrato il voto come parte della costruzione di una “nuova Algeria” dopo la rivolta del 2019, ma i critici sostengono che il potere esecutivo rimane dominante, con il parlamento che gioca un ruolo legislativo limitato e l’attività dell’opposizione vincolata da pressioni legali e politiche.

Spazio politico ristretto

Le autorità elettorali affermano che centinaia di candidati e liste di partiti multipli sono stati respinti durante la revisione delle candidature, citando regole di ammissibilità e requisiti di conformità legale. Figure dell’opposizione e gruppi per i diritti umani affermano che leggi elettorali più severe hanno aumentato il controllo statale sulla competizione politica.

Diversi attivisti legati al movimento Hirak hanno dovuto affrontare procedimenti giudiziari o restrizioni dal 2019, tra cui Karim Tabbou, una figura di spicco dell’opposizione ripetutamente arrestata e un critico vocale di ciò che descrive come una riduzione dello spazio politico.

Tebboune ha respinto tali critiche, sostenendo che le riforme hanno rafforzato le istituzioni e preservato la stabilità. In precedenza ha descritto il movimento Hirak come colui che ha “salvato l’Algeria dal collasso” e ha esortato i cittadini a votare per rafforzare la legittimità istituzionale.

Ritornano i blocchi dominanti

Gli algerini voteranno secondo un sistema di rappresentanza proporzionale a lista aperta, che consentirà agli elettori di scegliere le liste dei partiti ed esprimere preferenze per i singoli candidati.

Il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) al governo e il suo alleato filogovernativo, il Rally Nazionale Democratico (RND), devono affrontare la concorrenza dei partiti di opposizione, tra cui il Movimento della Società per la Pace (MSP), nonché delle liste nazionaliste, islamiste e indipendenti.

parlamento algerino
Gli algerini si recano alle urne il 2 luglio per eleggere l’Assemblea nazionale popolare composta da 407 membri (Anis Belghoul/AP)

L’FLN ha ottenuto 105 dei 407 seggi del parlamento uscente.

L’affluenza alle elezioni del 2021 è scesa ad appena il 23%, sottolineando un diffuso disimpegno degli elettori.

Le autorità affermano che il voto fa parte delle riforme in corso per rafforzare le istituzioni dopo le proteste di Hirak, mentre i critici sostengono che l’autorità esecutiva rimane sostanzialmente invariata.

Gruppi per i diritti umani, tra cui Amnesty International e Human Rights Watch, hanno espresso preoccupazione per le restrizioni alle attività dell’opposizione, ai media indipendenti e alla società civile. Le autorità algerine respingono le critiche, affermando che le riforme hanno ampliato la partecipazione politica salvaguardando la stabilità.

Diversi partiti di opposizione che hanno boicottato il voto del 2021, tra cui il Fronte delle Forze Socialiste (FFS), il Partito dei Lavoratori (PT) e il Rally per la Cultura e la Democrazia (RCD), partecipano questa volta, riflettendo sul dibattito su se l’impegno o il boicottaggio offra maggiore influenza.

Le pressioni economiche incombono

Si prevede che le preoccupazioni economiche avranno un posto di rilievo, con campagne incentrate su occupazione, potere d’acquisto, alloggi e investimenti. Il governo ha evidenziato programmi di spesa e investimenti infrastrutturali finanziati in gran parte dai proventi degli idrocarburi, che dominano le esportazioni.

Le pressioni inflazionistiche e la creazione irregolare di posti di lavoro continuano a influenzare il sentimento pubblico, in particolare tra gli elettori più giovani che entrano in un mercato del lavoro in cui le opportunità di lavoro rimangono limitate al di fuori del settore pubblico e delle attività legate agli idrocarburi.

Allo stesso tempo, la dipendenza fiscale dalle entrate energetiche ha lasciato la spesa statale vulnerabile alle fluttuazioni dei prezzi globali del petrolio e del gas, un fattore riconosciuto dalle autorità come variabile chiave nel mantenimento degli impegni di spesa sociale e della stabilità economica.

La campagna ufficiale è iniziata il 12 giugno.

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