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I bombardieri statunitensi rifiutarono il permesso di atterrare nella base aerea italiana: rapporto

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L’Italia ha rifiutato un volo di bombardieri americani in viaggio verso il Medio Oriente per atterrare nella base aerea strategica “hub del Mediterraneo”, secondo quanto riferito perché Washington non aveva rispettato rigorosamente i termini del suo trattato governativo sul lancio di attacchi dal suolo italiano, si sostiene.

Ad un volo di “diversi” bombardieri americani è stato negato il permesso di atterrare alla base aerea di Sigonella in Sicilia, nel Sud Italia, nel Mediterraneo centrale, in un momento imprecisato nei giorni scorsi, un rapporto sul giornale italiano Corriere della Sera stati. Secondo il rapporto, gli aerei erano già in volo e diretti verso la base aerea strategica quando il permesso è stato negato.

Sigonella fu costruita dagli Stati Uniti negli anni ’50 su un terreno temporaneamente affittato all’America dal governo italiano. Oggi è una base dell’aeronautica militare italiana di cui gli Stati Uniti, con il pretesto di Naval Air Station Sigonella, sono inquilini del governo italiano. L’utilizzo della base è regolato da un trattato tra Roma e Washington: sono consentiti i voli e le attività di routine delle forze armate, anche operative e logistiche, ma l’attività bellica richiede l’espressa autorizzazione del governo italiano.

La base aerea ha una certa importanza, logisticamente parlando. L’ufficio del Comandante, Navy Region Europe, la definisce “la principale base logistica nel Mediterraneo in quanto continua ad essere una componente vitale nel supportare le operazioni degli Stati Uniti e della NATO”, e rileva che la base “ospita aerei statunitensi e della NATO di tutti i tipi”. Il soprannome dei servizi di Sigonella è “hub of the Med”.

Secondo il Corriere della Sera rapporto, è il presunto fallimento dell’aeronautica degli Stati Uniti nell’ottenere questo permesso che ha portato all’allontanamento degli attentatori. Si precisa che i bombardieri americani avevano già presentato in volo il loro piano di volo, precisando che intendevano atterrare a Sigonella prima di decollare nuovamente e dirigersi verso il Medio Oriente, cosa che le autorità italiane hanno interpretato come non un’esercitazione operativa o logistica di routine.

Il governo italiano ha dichiarato di essere disposto a ricevere qualsiasi richiesta di utilizzo degli aeroporti sul suolo italiano da parte degli Stati Uniti, ma invece di prendere una decisione rapida a livello esecutivo, la decisione se consentire all’America di lanciare attacchi sarebbe messa ai voti in Parlamento.

L’ufficio del Primo Ministro Giorgia Meloni – considerato uno degli alleati più amichevoli del presidente Donald Trump in Europa – ha dichiarato in una nota che il Paese sta agendo “nel rispetto degli accordi internazionali esistenti” e con la sua posizione precedentemente dichiarata riguardo agli attacchi statunitensi dal suolo italiano che “Ogni richiesta viene attentamente esaminata caso per caso”.

L’Italia è un Paese “affidabile” che tutela i propri interessi nazionali pur rimanendo un forte alleato degli Stati Uniti, hanno affermato, rimarcando: “non ci sono criticità o attriti con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e caratterizzati da piena e leale cooperazione”.

Mentre il rifiuto di sbarcare i bombardieri a Sigonella potrebbe essere dovuto al fatto che l’Italia desidera vedere i suoi trattati con gli Stati Uniti rispettati e non attenuati dai precedenti, la situazione sembra essere considerevolmente più amichevole di quella con la vicina mediterranea dell’Italia, la Spagna socialista, che ha chiuso il suo spazio aereo del tutto agli aerei militari statunitensi.

Lunedì, come riportato, il primo ministro socialista spagnolo Pedro Sánchez ha chiuso lo spazio aereo all’operazione Epic Fury, denunciando “questa guerra illegale”.



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