Home Cronaca L’italiana Meloni ammette la sconfitta del referendum, definendola “un’occasione persa”

L’italiana Meloni ammette la sconfitta del referendum, definendola “un’occasione persa”

38
0

Il primo ministro ammette la sconfitta nel voto ad alto rischio sul pacchetto di riforme della giustizia, ma promette di mantenere il suo posto.

Il primo ministro italiano Giorgia Meloni ha ammesso la sconfitta in un referendum sulla riforma della giustizia, pur confermando che non rassegnerà le sue dimissioni.

“Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione”, ha detto lunedì in una dichiarazione su X, insieme a un video, affermando che il risultato del referendum è stato “un’occasione persa per modernizzare l’Italia”.

Storie consigliate

elenco di 4 elementifine dell’elenco

Nel video sottolinea che “ciò non cambia il nostro impegno a continuare, con serietà e determinazione, a lavorare per il bene della Nazione e ad onorare il mandato affidatoci”.

Il governo di estrema destra Meloni voleva cambiare la costituzione italiana per separare i ruoli di giudici e pubblici ministeri e riformare il loro organismo di controllo.

Ha affermato che piano è essenziale per garantire l’imparzialità e migliorare il funzionamento del scricchiolante sistema giudiziario italiano.

Ma i critici lo hanno criticato come una presa di potere politico che non riesce ad affrontare le sfide reali, dai processi durati anni al sovraffollamento delle carceri.

Elly Schlein, leader del Partito democratico di centrosinistra, ha dichiarato prima del voto che la proposta è mal redatta e “indebolisce l’indipendenza della magistratura”.

Lotta con la magistratura

La Meloni e i suoi ministri hanno ripetutamente attaccato le sentenze che ritengono troppo indulgenti, in particolare sulla questione dell’immigrazione.

La loro proposta di riforma ha scatenato una forte opposizione all’interno della magistratura, con oltre l’80% dei membri dell’Associazione Nazionale Magistrati in Italia che hanno organizzato uno sciopero di un giorno l’anno scorso.

La campagna referendaria è stata combattuta e aspra.

In uno scontro pubblico il mese scorso, il ministro della Giustizia Carlo Nordio – che aveva definito le critiche dei giudici “litanie petulanti” – ha affermato che la riforma correggerebbe un “meccanismo para-mafia” all’interno della magistratura.

Anche Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Nordio, ha suscitato critiche diffuse quando ha affermato in un talk show che la riforma “eliminerebbe” i magistrati che operano come “squadroni dell’esecuzione”.

La parte più controversa della riforma ha comportato modifiche al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), un organo disciplinare e di controllo i cui membri sono eletti dai loro pari e dal parlamento.

La riforma prevedeva di dividere il CSM in due consigli separati, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, e creare un nuovo tribunale disciplinare composto da 15 membri.

I membri dovevano essere estratti a sorte, non più votati dai loro pari, con tre membri della corte scelti dal presidente cerimoniale italiano e tre da un elenco di avvocati esperti approvato dal parlamento.

La seconda parte della riforma mirava a impedire a giudici e pubblici ministeri di alternare le due funzioni, affrontando le preoccupazioni che relazioni eccessivamente intimiste tra i due gruppi danneggino gli imputati.

Source link

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here