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In Iran si registra la più grande giornata di proteste anti-regime

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Mercoledì le proteste anti-regime su larga scala si sono svolte in tutto l’Iran in quella che i gruppi per i diritti hanno descritto come la più grande giornata di disordini finora.

Le forze di sicurezza hanno lanciato gas lacrimogeni contro i manifestanti nel Gran Bazar di Teheran mentre scoppiavano scontri e scioperi paralleli a livello nazionale, inclusa la città santa di Mashhad. Giovedì sono previste altre proteste, il che segnala che i disordini non mostrano segni di allentamento.

Le manifestazioni, giunte all’undicesimo giorno, si sono diffuse in decine di città e centri commerciali chiave, sottolineando l’ampiezza della sfida che devono affrontare le autorità. L’agenzia di stampa degli attivisti per i diritti umani (HRANA) afferma che i disordini sono diventati mortali, con quasi 40 persone uccise dall’inizio delle proteste.

Newsweek ha contattato il Ministero degli Esteri iraniano per un commento via e-mail.

Perché è importante

L’ampiezza dei disordini e la velocità con cui si sono verificati diffuso in tutto l’Iran sottolineano un livello di rabbia pubblica che va oltre le isolate proteste economiche, indicando invece una frustrazione più profonda nei confronti della governance, della corruzione e delle condizioni di vita. Il coinvolgimento dei commercianti del bazar – una potente forza sociale ed economica con un ruolo storico nelle rivoluzioni passate – suggerisce che il movimento non è più confinato nelle strade, ma sta cominciando a sconvolgere il nucleo economico del paese.

Il crescente numero di vittime e le notizie di arresti di massa hanno anche attirato una forte attenzione internazionale, aumentando la pressione su Teheran in un momento delicato. Il presidente Donald Trump ha avvertito che l’Iran sarebbe “ha colpito molto forte” da parte degli Stati Uniti se più manifestanti venissero uccisi durante le manifestazioni, evidenziando il rischio che una crisi interna possa degenerare in un confronto diplomatico più ampio come il repressione si intensifica.

Cosa sapere

Sono iniziati i disordini dopo che la valuta iraniana, il rial, è crollato di valore, spingendo l’inflazione più in alto e aumentando drasticamente il costo della vita. Quelle che erano iniziate come manifestazioni localizzate al Gran Bazar di Teheran si sono trasformate in un movimento nazionale, entrato ormai nell’undicesimo giorno consecutivo.

L’HRANA ha riferito che dal 28 dicembre sono state uccise almeno 36 persone, tra cui 34 manifestanti e due membri delle forze di sicurezza. Quattro delle persone uccise avevano meno di 18 anni. Decine di altri manifestanti sono rimasti feriti, molti dopo essere stati colpiti da pallini o proiettili di plastica sparati dalle unità di sicurezza.

Le proteste sono state documentate in molti 285 sedi in 92 città in 27 province, con più di 2.000 persone arrestate mentre le autorità tentano di reprimere i disordini. Le forze di sicurezza hanno utilizzato gas lacrimogeni, condotto attacchi diretti contro i manifestanti e, secondo quanto riferito, hanno preso di mira gli ospedali che curavano i feriti.

I disordini si sono concentrati sempre più sui centri economici e politici. I manifestanti hanno cantato contro gli alti dirigenti, attaccato i simboli dell’autorità statale e organizzato scioperi nei principali mercati, tra cui il Gran Bazar di Teheran e gli hub commerciali di Mashhad. La combinazione di proteste di piazza e dissenso economico sottolinea la profondità della rabbia pubblica, che raggiunge sia le grandi città che i centri più piccoli, e segnala la più ampia ondata di disordini che l’Iran ha visto dalle proteste del 2022-2023. Queste proteste sono seguite alla morte della 22enne Mahsa Amini durante la custodia della polizia, che ha acceso l’indignazione a livello nazionale per la repressione del governo e i diritti delle donne.

Risposta degli Stati Uniti

Washington ha condannato fermamente la repressione iraniana nei confronti dei manifestanti, in particolare gli attacchi agli ospedali. L’account in lingua persiana del Dipartimento di Stato su X ha denunciato gli attacchi alle strutture di Ilam e Teheran, definendo “ferocia” e una violazione della dignità umana fondamentale prendere di mira i centri medici. Quella a guida repubblicana Commissione Affari Esteri della Camera degli Stati Uniti ha sottolineato che i manifestanti “si stanno sollevando e rivendicando intere città”, avvertendo che la “presa del regime iraniano si sta allentando”, condividendo filmati di grandi folle.

La senatrice Lindsey Graham ha criticato la violenta repressione e ha sottolineato che gli avvertimenti del presidente Donald Trump dovrebbero essere presi sul serio. La settimana scorsa, Trump ha pubblicato che gli Stati Uniti erano “bloccati, carichi e pronti a partire”.

Pagamento in contanti

In risposta ai disordini, questa settimana il governo iraniano ha annunciato l’intenzione di fornire un pagamento mensile a ciascun cittadino di circa 7 dollari. La portavoce del governo Fatima Mahajerani ha affermato che la misura è intesa a “preservare il potere d’acquisto delle famiglie, frenare l’inflazione e garantire la sicurezza alimentare”.

La maggior parte degli iraniani, tuttavia, deve affrontare spese mensili di base superiori a 200 dollari, evidenziando la portata limitata del pagamento in un contesto di diffuse difficoltà economiche.

Cosa succede dopo

Nei prossimi giorni, l’Iran affronterà un percorso teso e imprevedibile poiché le proteste non mostrano segni di allentamento. Diversi partiti di opposizione hanno indetto uno sciopero generale giovedì, segnalando una continua mobilitazione a livello nazionale. Si prevede che le forze di sicurezza intensificheranno la repressione, in particolare nelle principali città e nei centri commerciali, aumentando il rischio di ulteriori vittime.

Dal punto di vista economico, è improbabile che misure limitate come il pagamento mensile del governo riducano la frustrazione del pubblico, suggerendo che i disordini potrebbero espandersi sia geograficamente che attraverso i settori sociali nella prossima settimana.

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