Il 28 gennaio ricorre il 40° anniversario dell’esplosione dello Space Shuttle Challenger, che causò la morte dei suoi sette membri dell’equipaggio. All’epoca frequentavo le elementari, ma la mia memoria non è quella dell’interno di una classe: è quella della sala televisiva nell’appartamento di mia nonna a New York City.
Avevamo tutti saputo di Christa McAuliffe, l’insegnante di liceo di Concord, nel New Hampshire, che sarebbe diventata la primo civile per viaggiare nel blu selvaggio laggiù. Nelle settimane e nei mesi precedenti al lancio, aveva fatto numerose apparizioni sui media, promuovendo l’istruzione e l’importanza di sognare in grande.
Quel giorno di 40 anni fa, ero assente da scuola per malattia e mia nonna mi stava dando da mangiare uno spuntino mentre guardavamo insieme il lancio in televisione. Dopo poco più di un minuto dall’inizio del volo, si verificò un’improvvisa esplosione di fumo e fuoco e apparentemente due razzi partirono in direzioni diverse. Ricordo di aver pensato: “Sembra strano”, prima che diventasse chiaro cosa fosse successo.
Non ricordo nulla del giorno successivo. Ricordo che quella sera l’allora presidente Ronald Reagan si rivolse alla nazione, anche se non ricordo di averci prestato attenzione.
IL astronauti coloro che persero la vita quel giorno furono il comandante della navicella spaziale Francis R. Scobee; il pilota Michael J. Smith; gli specialisti di missione Judith A. Resnik, Ronald E. McNair ed Ellison S. Onizuka; lo specialista del carico utile Gregory B. Jarvis; e McAuliffe, specialista del carico utile e osservatore cittadino.
Li ricordiamo per la speranza che portavano con sé.
“Tocco il futuro, insegno.”



