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Gli italiani votano per un referendum sulla giustizia ad alto rischio in un test chiave per la Meloni

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Il Primo Ministro di destra Giorgia Meloni deve affrontare una prova politica nel referendum di due giorni sulla contestata riforma giudiziaria.

Gli italiani stanno votando in un referendum di due giorni sulle riforme che, secondo il primo ministro Giorgia Meloni, renderanno la magistratura più indipendente, mentre i critici sostengono che farà il contrario.

Il voto di domenica e lunedì rischia di trasformarsi in un referendum sulla stessa leader della destra prima delle elezioni parlamentari del prossimo anno.

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Il governo Meloni vuole cambiare la Costituzione italiana per separare i ruoli di giudici e pubblici ministeri e riformare il loro organismo di controllo. Secondo lei il piano è essenziale per garantire l’imparzialità e migliorare il funzionamento del traballante sistema giudiziario italiano.

Lo renderà “più moderno, più meritocratico, più autonomo, più responsabile e, soprattutto, libero da vincoli politici”, ha detto Meloni in un video la scorsa settimana.

Ma i critici lo condannano come una presa di potere politico che non riesce ad affrontare le sfide reali, compresi i processi che durano anni e il sovraffollamento delle carceri.

Elly Schlein, leader del Partito Democratico di centrosinistra, ha affermato che il referendum è redatto male e “indebolisce l’indipendenza della magistratura”.

I sondaggi d’opinione indicano che i due schieramenti sono testa a testa.

Un “no” deciso sarebbe un duro colpo per la Meloni, che guida un governo di coalizione insolitamente stabile dall’ottobre 2022. Tuttavia, ha respinto le ipotesi secondo cui potrebbe dimettersi in caso di sconfitta.

I seggi si chiuderanno lunedì alle 15:00 (14:00 GMT), con i risultati preliminari attesi più tardi lo stesso giorno.

La parte più controversa della riforma riguarda le modifiche al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), un organo di controllo e disciplinare i cui membri sono eletti dai loro pari e dal Parlamento.

La riforma dividerebbe il CSM in due consigli, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, e creerebbe un tribunale disciplinare composto da 15 membri.

I membri verrebbero estratti a sorte, non più votati dai loro pari, con tre membri del tribunale scelti dal presidente cerimoniale italiano e tre da un elenco di avvocati esperti approvato dal parlamento.

L’avvocato penalista Franco Moretti, che guida la campagna del “no”, ha affermato che il nuovo tribunale rischia di essere “il braccio armato della politica”.

“Se necessario, potrebbe essere utilizzato per regolare i conti con quella parte della magistratura che ha osato toccarlo”, ha detto in un dibattito questo mese.

Gli analisti hanno affermato che ⁠Meloni probabilmente riceverebbe un notevole impulso da una vittoria del “sì” mentre è alle prese con le ⁠ricadute della guerra in Iran e un’⁠economia stagnante verso la fine del suo mandato.

Una vittoria del centrosinistra – ancora in svantaggio rispetto al blocco Meloni nei sondaggi d’opinione – rafforzerebbe i suoi sforzi per costruire un’alleanza ‌capace di sfidare il primo ministro.

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