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Eid sotto assedio: poco da festeggiare a Gaza mentre Israele stringe la stretta

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Mentre l’attenzione si sposta sulla guerra in Iran, le restrizioni più severe su Gaza stanno provocando carenze, aumenti dei prezzi e crescente sofferenza, trasformando un momento di celebrazione in uno di ansia per milioni di persone.

Mentre l’attenzione del mondo è fissa sulla guerra con l’Iran, Israele ha silenziosamente rafforzato la sua stretta soffocante su Gaza, limitando ulteriormente il flusso di beni e aiuti. Con l’inizio dell’Eid al-Fitr, un periodo destinato a essere caratterizzato dalla gioia e dalle riunioni familiari, milioni di persone a Gaza stanno lottando contro carenze sempre più profonde e crescenti difficoltà. Quello che dovrebbe essere un momento di celebrazione è invece diventato un momento di ansia, poiché l’aggravarsi della crisi priva l’Eid anche dei suoi piaceri più semplici.

La crisi economica non è semplicemente un caso di normale inflazione o di temporanea carenza di beni, ma il risultato di una complessa interazione tra l’occupazione israeliana, le dinamiche del mercato locale e le più ampie strategie regionali e internazionali. Israele ha ripetutamente approfittato delle tensioni esterne, come quelle che coinvolgono l’Iran o il Libano, per giustificare l’inasprimento delle restrizioni sulla circolazione delle merci attraverso i valichi di frontiera, intensificando al contempo la pressione militare su Gaza. Ciò lascia i residenti direttamente esposti all’impennata dei prezzi e alla carenza di beni essenziali.

Anche quando le merci sono disponibili sui mercati, alcuni commercianti hanno approfittato della crisi per realizzare profitti eccessivi aumentando i prezzi in modo ingiustificato. I pomodori, ad esempio, che prima dei recenti eventi costavano 3 shekel (0,97 dollari), ora costano 20 shekel (6,48 dollari). I prodotti in scatola essenziali sono aumentati a tassi simili. Il gas da cucina ora costa 80 shekel (25,92 dollari) per una bombola da 8 kg, il che significa che una famiglia potrebbe aver bisogno di circa 640 shekel (207,37 dollari) al mese solo per assicurarsi il gas da cucina. Anche i prezzi dell’elettricità sono aumentati da 18 shekel (5,83 dollari) per unità a 25 shekel (8,10 dollari), mentre il costo della vita per le famiglie che spesso fanno affidamento su alternative come le stufe a cherosene (babur) per cucinare invece della legna è aumentato notevolmente.

Gli aumenti dei prezzi non si fermano qui. La carne è diventata proibitivamente costosa, i medicinali essenziali sono sempre più inaccessibili a prezzi ragionevoli e anche le più semplici tradizioni dell’Eid sono ormai fuori dalla portata di molti. Questa manipolazione dei prezzi riflette il modo in cui alcuni commercianti sfruttano la fragilità economica e la pressione psicologica affrontata dai residenti, intensificando i sentimenti di ingiustizia e frustrazione tra la popolazione.

La guerra in corso, le ripetute violazioni degli accordi di cessate il fuoco e la strategia più ampia di Israele di utilizzare i conflitti esterni come giustificazione per la pressione militare hanno trasformato la narrazione delle “continue minacce alla sicurezza da Gaza” in un pretesto ricorrente per chiudere i valichi o utilizzarli come strumento di controllo. In questo modo, Gaza è rimasta sempre più coinvolta in tensioni regionali più ampie e in calcoli militari.

In queste circostanze, l’Eid al-Fitr a Gaza è diventato un simbolo delle difficoltà quotidiane. Le famiglie sono costrette a scegliere tra i beni di prima necessità e la tradizione della festa. Carne, verdure e gas da cucina sono diventati un lusso per molti, mentre la maggioranza lotta semplicemente per assicurarsi il necessario per la vita quotidiana.

Anche quando le forniture esistono, la monopolizzazione dei beni e gli aumenti ingiustificati dei prezzi rendono fragile il mercato locale e mettono in luce la debolezza della struttura economica di Gaza. Ogni tentativo di stabilizzare i prezzi o aumentare l’offerta deve affrontare rigide restrizioni legate al blocco, creando opportunità per i commercianti di assicurarsi rapidi profitti a spese dei civili comuni.

Alla fine, la crisi di Gaza non è solo una questione economica; riflette una complessa intersezione tra occupazione, blocco, sfruttamento commerciale e politiche regionali e internazionali che hanno lasciato il territorio emarginato.

L’Eid al-Fitr, un tempo simbolo di gioia, è diventato il ricordo di una celebrazione perduta, ma anche un appello alla comunità internazionale affinché intraprenda azioni significative: garantire il flusso di aiuti umanitari, proteggere i civili dallo sfruttamento e impedire che la sofferenza umana si trasformi in un’opportunità di profitto.

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