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È innegabile che gli Stati Uniti abbiano consentito il traffico di bambini durante il ritiro afghano: ora è il momento di rimediare

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È un fatto scomodo ma innegabile che il governo degli Stati Uniti sia stato complice del traffico di bambini durante questo periodo Operazione Rifugio Alleatila missione di evacuazione iniziata nel luglio del 2021 quando gli Stati Uniti si ritirarono dall’Afghanistan.

Ciò che è più angosciante, a parte la natura atroce dei crimini commessi, è che il governo ha rapidamente nascosto sotto il tappeto le accuse di matrimoni forzati e aggressioni sessuali.

L’Associated Press ha riferito che, durante l’evacuazione, diverse giovani ragazze della Città Umanitaria di Abu Dhabi, uno dei più grandi centri di evacuazione temporanea, hanno affermato di essere state aggredite sessualmente da uomini più anziani che erano state costrette a sposare contro la loro volontà. Altri hanno riferito di essere stati costretti a sposarsi per ottenere un posto su un volo di evacuazione.

Affermazioni simili sono arrivate dagli sfollati che erano stati portati in Fort McCoy nel Wisconsin.

Tratta e altro

Queste affermazioni hanno fatto eco a resoconti precedenti altrettanto esasperanti ma ugualmente ignorati, come un articolo del 2015 secondo cui gli “alleati” afghani che combattevano a fianco delle truppe statunitensi hanno commesso gravi atrocità, incluso tenere i ragazzi come schiavi del sesso. Nonostante queste affermazioni credibili, il governo è apparso reticente nel ritenere gli uomini afghani responsabili dei loro inquietanti crimini. Invece di garantire che nessun trafficante di bambini mettesse piede sul suolo americano, il Dipartimento di Stato ha cercato di affidare la decisione ad altre agenzie.

In un dispaccio intitolato “Afghanistan Task Force SitRep No. 63”, il Dipartimento di Stato ha osservato che “il personale di accoglienza a Fort McCoy ha segnalato numerosi casi di donne minorenni che si sono presentate come ‘sposate’ con uomini afghani adulti, nonché famiglie poligame”. Il rapporto prosegue affermando che “il Dipartimento di Stato ha richiesto indicazioni urgenti”.

Invece di indagare vigorosamente su queste affermazioni, il Dipartimento di Stato le ha respinte, affermando che “sono aneddotiche”.

Questa risposta particolarmente irritante solleva una serie di domande che fanno riflettere: se le aggressioni sessuali che renderebbero una persona inammissibile negli Stati Uniti non fossero abbastanza importanti da indagare quando la vittima era letteralmente nelle mani del governo degli Stati Uniti, quali altre questioni sarebbero state trascurate?

Procedure lente

L’ufficio di reinsediamento afghano del Dipartimento di Stato, conosciuto con l’acronimo CARE, merita gran parte della colpa per la mancanza di attenzione riservata a questi gravi crimini.

Non solo l’ufficio CARE ha sorvolato sul diffuso traffico di bambini, ma gli informatori hanno riferito che durante l’evacuazione non sono state seguite le normali procedure di sicurezza, compresi importanti controlli sui nomi che cercano informazioni dispregiative già in possesso del governo.

E, in alcuni casi, un’indagine governativa ha rilevato che “CARE ha ordinato ai case manager di inoltrare file in cui il nome di un richiedente sembrava corrispondere a un sospetto nei database ufficiali di terroristi e criminali”.

C’è una rinnovata attenzione sui crimini commessi dai cittadini afghani in seguito ai rifugiati Rahmanullah Lakanwal Il 26 novembre attacco a due membri della Guardia Nazionale, Sarah Beckstrom e Andrew Wolfe. Dovremmo sfruttare questa opportunità per correggere gli errori del passato.

Con il “riesame” promesso dall’amministrazione Trump, è giunto il momento di esaminare il traffico di minori e gli abusi avvenuti durante l’evacuazione.

Phillip Linderman è il fondatore della Ben Franklin Fellowship, una comunità di attuali e passati dipendenti del Dipartimento di Stato.

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