Il deficit commerciale degli Stati Uniti si è ridotto drasticamente a settembre, scendendo del 10,9% a 52,8 miliardi di dollari, quando le radicali politiche tariffarie del presidente Trump hanno iniziato a rimodellare i flussi commerciali in linea con gli obiettivi dell’amministrazione, secondo i dati diffusi giovedì dal Dipartimento del Commercio.
La riduzione del deficit riflette i guadagni su entrambi i lati del registro. Le esportazioni statunitensi sono aumentate del 3,0% a 289,3 miliardi di dollari, il livello più alto da mesi, mentre le importazioni sono aumentate solo dello 0,6% a 342,1 miliardi di dollari. La combinazione ha prodotto il tipo di risultato ricercato dall’amministrazione Trump: le merci americane hanno trovato mercati più forti all’estero anche se il flusso di merci straniere negli Stati Uniti si è moderato.
In termini depurati dall’inflazione, anche il quadro commerciale è migliorato. Il deficit reale dei beni è sceso del 5,6% a settembre, mentre le esportazioni reali di beni sono aumentate del 4,2% e le importazioni reali sono aumentate dello 0,7%. Ciò conferma che la riduzione del divario riflette cambiamenti reali nei volumi degli scambi piuttosto che semplicemente prezzi più elevati.
I dati di settembre segnano una significativa inversione di tendenza rispetto ad agosto, quando il deficit commerciale ammontava a 59,3 miliardi di dollari. Ancora più importante, suggeriscono che la strategia tariffaria globale di Trump – che ha avuto pieno effetto all’inizio di agosto – sta rimodellando i modelli commerciali in modi che, secondo i sostenitori, aumentano la competitività americana piuttosto che semplicemente escludendo la concorrenza straniera.
Funzionari dell’amministrazione sostengono che questo è esattamente lo scopo della politica commerciale reciproca: non solo ridurre le importazioni, ma rendere i prodotti americani più competitivi a livello globale garantendo allo stesso tempo che i paesi stranieri non possano sfruttare il mercato statunitense senza reciprocità.
L’aumento delle esportazioni è stato ampio, guidato dalle forniture industriali, compreso l’oro non monetario, che è aumentato di 6,1 miliardi di dollari, e dai beni di consumo, compresi i prodotti farmaceutici, che sono aumentati di 3,1 miliardi di dollari. Questi guadagni sono arrivati nonostante le previsioni dei critici secondo cui le tariffe avrebbero inevitabilmente provocato ritorsioni che avrebbero devastato gli esportatori americani.
Dal lato delle importazioni, il modesto aumento dello 0,6% ha mascherato cambiamenti significativi sotto la superficie. Mentre le importazioni farmaceutiche sono aumentate di 12,9 miliardi di dollari, le importazioni di beni strumentali sono diminuite drasticamente, con i computer in calo di 4,7 miliardi di dollari e gli apparecchi elettrici in calo di 1,5 miliardi di dollari. I dati sono coerenti con il fatto che le imprese americane stanno iniziando a procurarsi più prodotti tecnologici a livello nazionale o da partner commerciali preferiti, o a ridimensionare la domanda nelle categorie esposte alle tariffe.
La media mobile a tre mesi racconta una storia ancora più sorprendente. Rispetto a settembre 2024, il deficit commerciale medio per i tre mesi terminati a settembre è sceso di 14,0 miliardi di dollari. Le esportazioni medie sono aumentate di 10,4 miliardi di dollari rispetto all’anno precedente, mentre le importazioni medie sono effettivamente diminuite di 3,6 miliardi di dollari: un’inversione notevole che indica cambiamenti più duraturi nei modelli commerciali piuttosto che interruzioni temporanee.
Il deficit commerciale bilaterale con la Cina, a lungo obiettivo della politica commerciale di Trump, si è ridotto da 4,0 miliardi di dollari a 11,4 miliardi di dollari a settembre. Le importazioni cinesi sono scese da 3,9 miliardi di dollari a 20,1 miliardi di dollari, mentre le esportazioni statunitensi verso la Cina sono leggermente aumentate.
I dati di settembre arrivano mentre la Corte Suprema valuta le sfide all’autorità legale che Trump ha utilizzato per imporre molte delle sue tariffe. I funzionari dell’amministrazione si sono detti pronti a utilizzare autorità alternative se necessario, sottolineando la loro determinazione a preservare il nuovo regime tariffario anche se la Corte riducesse alcune misure esistenti.
Per i primi nove mesi del 2025, il deficit commerciale è cresciuto del 17,2% rispetto allo stesso periodo del 2024, ma questa cifra è fortemente influenzata dal massiccio anticipo delle importazioni avvenuto prima che le tariffe di Trump entrassero in vigore. Le imprese si sono affrettate ad importare beni prima dell’implementazione di agosto, creando un’impennata artificiale negli scambi di inizio anno che ha mascherato gli effetti della politica.
I dati di settembre, che rappresentano il primo mese intero dopo la piena attuazione del regime tariffario e il superamento delle prime distorsioni, forniscono un quadro più chiaro di come il panorama commerciale si sta evolvendo sotto le politiche di Trump.
Trump sostiene da tempo che i persistenti deficit commerciali dell’America non rappresentano risultati economici inevitabili, ma il risultato del fatto che altri paesi mantengono barriere contro i prodotti statunitensi pur godendo di un accesso relativamente libero ai consumatori americani. Il suo regime tariffario, che ora sottopone la maggior parte dei paesi a una tariffa di base di almeno il 10% con tariffe più elevate per i partner con il maggiore deficit commerciale, è stato progettato per forzare la reciprocità.
I primi rendimenti suggeriscono che la strategia potrebbe funzionare. Invece di limitarsi a tagliare fuori gli Stati Uniti dal commercio globale, i dati mostrano che le esportazioni americane crescono in modo robusto anche se le importazioni si moderano: proprio il riequilibrio promesso dall’amministrazione.
I critici avvertono da tempo che le tariffe si sarebbero ritorte contro, sia attraverso ritorsioni straniere che devastererebbero gli esportatori americani, sia attraverso interruzioni della catena di approvvigionamento che renderebbero impossibile la produzione interna. I dati di settembre mostrano che le esportazioni sono al livello più alto degli ultimi mesi, anche se le tariffe sono al massimo livello, mettendo in discussione la narrativa delle ritorsioni.
L’amministrazione ha costantemente sostenuto che i deficit commerciali non contano come statistiche astratte ma come indicatori del declino della produzione americana e della perdita di posti di lavoro nelle comunità industriali. Secondo questa misura, la riduzione del deficit combinata con l’aumento delle esportazioni è esattamente il tipo di progresso che la Casa Bianca indica come prova del fatto che la sua strategia sta funzionando.



