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Stretto di Hormuz: come una minaccia è diventata un manuale

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Come lo Stretto di Hormuz è diventato un sistema di controllo, modellando il potere e l’economia globale.

Per settimane, la guerra USA-Israele contro l’Iran ha spinto il Golfo sull’orlo del baratro. Ma il vero campo di battaglia non era nell’aria. Era lo Stretto di Hormuz. Questo stretto punto di strozzatura, che collega il Golfo alle rotte marittime globali, trasporta circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno, quasi un quinto dell’offerta globale, rendendolo fondamentale per l’economia globale, i mercati energetici e le catene di approvvigionamento.

Con l’intensificarsi delle tensioni, l’Iran non ha chiuso completamente lo stretto. Invece, lo ha rimodellato in un sistema di controllo, utilizzando droni, minacce navali e incertezza per interrompere la navigazione. Il traffico è diminuito, i prezzi del petrolio sono aumentati e il commercio globale ha rallentato, colpendo l’Asia, l’Europa e oltre. Ad alcune navi è stato consentito il passaggio, altre sono state bloccate e alcune, secondo quanto riferito, hanno pagato tasse di transito, trasformando Hormuz in un “sistema di pedaggio” strategico.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha risposto con un blocco navale, aggravando la situazione di stallo geopolitico, mentre i colloqui per il cessate il fuoco a Islamabad sono falliti. La situazione rimane incerta: la riapertura parziale, l’accesso condizionato e le affermazioni contrastanti evidenziano una nuova realtà.

Non si tratta più solo di petrolio o di guerra. Lo Stretto di Hormuz si è evoluto da una minaccia a un manuale in cui è la leva finanziaria, e non la potenza di fuoco, a determinare i risultati.

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