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“Il silenzio avrà conseguenze spiacevoli”

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Mentre milioni di iraniani scendevano in piazza nell’ultima ondata di violente proteste a livello nazionale questa settimana, due dei più acclamati cineasti iraniani hanno lanciato un duro avvertimento su una rinnovata e pericolosa repressione da parte della Repubblica islamica.

L’Iran si trova ad affrontare una rinnovata instabilità segnata da manifestazioni di massa, arresti diffusi e segnalazioni di uso letale dell’uso da parte dei servizi di sicurezza che hanno provocato finora più di 500 morti, secondo i dati l’Associated Press.

In una lettera congiunta ottenuta da TheWrap, il regista di “It Was Just an Accident” Jafar Panahi e il regista di “There Is No Evil” Mohammad Rasoulof hanno affermato che le autorità si sono mosse per isolare il paese tagliando l’accesso a Internet, al servizio mobile e alle linee fisse – misure che i gruppi per i diritti umani avvertono spesso precedono le fasi più dure della repressione.

Panahi – condannato in Iran a un anno in contumacia il mese scorso – e Rasoulof, che vive in esilio in Europa, hanno affermato di temere per la sicurezza dei concittadini, familiari e colleghi rimasti indifesi sotto il blackout. Il loro appello fa eco alle preoccupazioni di lunga data degli attivisti che sostengono che il silenzio globale durante le precedenti repressioni ha permesso che gli abusi si svolgessero inosservati.

Il testo completo della lettera dei filmmaker è pubblicato di seguito:

Negli ultimi giorni, dopo la presenza di milioni di iraniani nelle strade che protestavano contro la Repubblica islamica, il governo è ricorso ancora una volta ai suoi più palesi strumenti di repressione.

Da un lato, il regime iraniano ha tagliato le vie di comunicazione all’interno del paese – Internet, telefoni cellulari e telefoni fissi – impedendo alle persone di comunicare tra loro; e dall’altro ha completamente bloccato ogni mezzo di contatto con il mondo esterno.

L’esperienza ha dimostrato che il ricorso a tali misure ha lo scopo di nascondere la violenza inflitta durante la repressione delle proteste.

Siamo profondamente preoccupati per la vita dei nostri concittadini, delle nostre famiglie, dei nostri colleghi e amici che, in queste circostanze, sono rimasti indifesi.

Chiediamo alla comunità internazionale, alle organizzazioni per i diritti umani e ai media indipendenti di trovare immediatamente modi per facilitare l’accesso a informazioni vitali in Iran abilitando piattaforme di comunicazione e monitorare ciò che sta accadendo in Iran.

La storia testimonia che il silenzio oggi avrà conseguenze spiacevoli in futuro.

Jafar Panahi
Mohamed Rasoulof

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